martedì 5 marzo 2013

MALEDUCAZIONE SIBERIANA

Domenica sono stata al cinema a vedere “Educazione Siberiana”: sotto la locandina c’è una scritta cubitale che recita l’ormai immancabile motto “tratto da una storia vera.”. Un’ultrarealista come la sottoscritta non poteva resistere, anche perché, dal trailer, sembrava una storia tutta da piangere e io credo fermamente nell’impulso catartico dei piagnistei cinefili.
La trama, in soldoni, è questa: Stalin nel 1938 si sarebbe impegnato a deportare tutti i più grandi clan criminali russi in Transnistria, una regione al di là del fiume Dnestr e tra
queste comunità vi sarebbero stati i siberiani, i cosiddetti Urca, i più poveri ma anche i più temuti. Nicolai, poi, soprannominato Kolima, nasce negli anni ’80 e assorbe tutti gli insegnamenti di questi criminali “onesti”, grazie ai dettami del nonno: non si stuprano le donne, non si tocca il denaro, si ruba solo ai ricchi, si uccide solo per buoni motivi, le armi utilizzate per la caccia devono essere tenute separate da quelle che servono per uccidere gli uomini, i matti, definiti dagli Urca, “voluti da Dio” devono essere protetti e rispettati, la corruzione è concessa solo se si rivolge contro lo Stato e contro tutti i tipi di sovranità costituita (polizia, zar, dittatori di ogni genere). Gli Urca tatuano le loro storie, molto spesso brutali, sul loro corpo seguendo il notorio rituale del tatuaggio siberiano.
Tralascio le vicende successive perché odio raccontare i film.

Esco dalla sala che sono galvanizzata, il film mi è piaciuto veramente molto, la storia anche, Salvatores non delude e io me ne torno a casa convinta di volermi informare su questi Urca e di scrivere un post per il blog.
Stavo per scrivere uno di quegli articoloni-bufala di portata storica e ringrazio il demone gatto per avermi spinto a qualche ricerchina preliminare: il film, infatti, è stato tratto dall’omonimo romanzo scritto da un certo Nicolai Lilin (uno pseudonimo) che racconterebbe in quelle pagine la storia della sua vita.
Lilin, infatti, è nato a Beder, la quarta città per importanza della Transnistria, nel 1980 e ha vissuto lì fino al 2003 da quando, cioè, si è trasferito in Italia e ha cominciato a scrivere libri. 
Ricapitoliamo, per chi non la conoscesse, la storia della Transnistria: si tratta di una regione della Moldavia, ossia una delle ex repubbliche socialiste sovietiche. La Transnistria è una regione autoproclamatasi indipendente nel 1990 e non è riconosciuta né dall’ONU né da nessuno stato sovrano, questo significa che è un territorio isolato e, ovviamente, impregnato di corruzione, mafia e criminalità e, soprattutto, non è proprio proprio famoso per rispettare i diritti dei suoi cittadini. Per non parlare del fatto che, in seguito alla guerra tra la Transnistria e la Moldavia avvenuta nel 1992, la zona di confine tra i due stati è controllata da uno stuolo di soldati russi tenuti a mantenere la pace ma, soprattutto, a difendere le munizioni in loco stanziate lì da tempo immemore dalla 14^ armata dell’URSS.

Dopo la dichiarazione di autonomia de facto e la guerra, la popolazione è migrata massivamente verso occidente e, proprio per questo, l’età media dei cittadini è molto al di sopra di quella pensionabile. Ci si potrebbe proprio scrivere un bel romanzo, che dite?
Ed è un po’ quello che ha fatto Lilin che, una volta trasferitosi in Italia, ha ben pensato di sfruttare l’anima sognatrice di noi italianissimi creduloni e ha infarcito la sua biografia di assurde storie da taverna (carceraria, però…) che hanno inebriato i critici (ahimé, non solo italiani…) e scomodato il plauso del beniamino dei liberi pensatori, Saviano.
Vi avviso, sto per trasformare questo articolo in qualcosa di brutalmente soggettivo:
Saviano è davvero la quintessenza della furberia. Ha capito ben presto, molto prima di Lilin, l’animo groupie del popolazzo italiano. Le sue veritiere storie mitiche su mafie e camorre obnubilano le masse, Saviano ci ha resi gli ombrellonari donchisciotteschi, quelli che, ad agosto, seduti sugli sdraio leggono “Gomorra” e si sentono addosso tutti i mali del mondo e una coscienza civica che ha la stessa possanza del fegato di un’oca prima del mattatoio. La lotta alla mafia si svolge, ormai da qualche tempo, seduti comodamente in poltrona, oppure sorseggiando una bibita di fronte alla tv ma solo se rigorosamente sintonizzati su Rai3 che sennò “sei vittima del mafioso sistema.”.
Saviano è particolarmente orgoglioso della sua crociata e riempie i buchi delle sue giornate, dense solamente di chiacchierate con gli uomini della sua scorta, scrivendo boiate sui giornali: nel 2009, dopo aver letto questo mirabile romanzo, scrisse una recensione-intervista riportata da Repubblica che veicolò l’attenzione di molti sul romanzo (ben presto, diventato un best-seller).
La cosa scioccante dell’articolo è tutta dentro a questo paragrafo che vi riporto:
“Sono regole (quelle degli Urka, ndr) che seppur calate in un contesto discutibile hanno profonde radici morali. In Italia, fino a qualche decennio fa, per le mafie regole come non uccidere bambini, non trattare e vendere droga, non assumerne, ora sistematicamente disattese, nascevano dalla necessità di cercare quel consenso nella popolazione che adesso appare dovuto, che ora sono il timore e la forza ad assicurare. "Non è il crimine la nostra forza - diceva il nonno a Nicolai - ma il consenso ed il bene che la gente ci vuole". Lilin precisa: "Sono regole di giustizia non scritte, come la divisione equa dei beni, l'aiuto reciproco e la difesa dei più deboli". E continua con una nota autoironica che aggiunge credibilità al suo racconto: "Se nasci in quella realtà non puoi certo divenire Ghandi ma almeno vivi in una società che ha regole e diritti, non solo soprusi dove vince il più corrotto e il più forte come tra i lupi". 
Adesso ve lo posso anche confessare: Lilin scrive panzane.
Potete tirare un sospiro di sollievo e smettere di credere che in Russia gli uomini siano al 90% cannibali e che il restante 10% possieda un kalashnikov e beva vodka dall’età di otto anni.
Ma continuate a sospirare per il popolo italiano che, a quanto si evince dalle parole di Saviano, se la gode un mondo ad osannare un connivente della Organizacija (anche se primordiale), uno che millanta di aver ucciso, di essere stato due volte in galera (e no, in Transnistria non ci sono i nostri ferocissimi giudici rossi…era proprio tutta colpa sua.) di essere stato cresciuto da un capoclan che si definiva un “criminale onesto.”.

Saviano nell’articolo dirà varie volte che “onestà” è la parola più pronunciata da Lilin: forse, perché è probabilmente quella che più gli manca dal cuore.
Quali sarebbero le radici morali della criminalità? Per quanto mi riguarda il contesto criminale non è qualcosa di “discutibile” ma di “indiscutibile”. Per quanto mi riguarda il fatto che i mafiosi dei tempi tanto amati da Saviano non si strafacessero di coca o non praticassero la compravendita di organi non li rendeva più onesti ma semmai “meno criminali”.
Esistono ossimori ambigui che hanno ben poco di poetico: tra questi c’è l’espressione “criminale onesto”, assolutamente nociva per qualsiasi società, tutt’al più per la nostra, quella italiana, inquinata anche troppo spesso dalla logica dell’auto-giustificazione.
Saviano è stato solo il primo, ahimé, ad alzare un altare alla causa degli omicidi per giusta causa degli Urka liliniani: nessuno, nei 20 paesi nei quali il libro è stato tradotto, si è chiesto quale fosse questa giusta causa.
Ma a questo punto andiamo alle controversie: l’autore, ai tempi, chiese espressamente che il suo romanzo non venisse tradotto in russo. Una richiesta strana, non vi pare? Solitamente sono le autorità russe ad ostacolare i libri delle voci dissidenti autoctone, si pensi anche solo al caso di Pasternak che ebbe non pochi problemi a veder il proprio romanzo diffuso in terra natia. Non ero mai incappata in uno scrittore che oltre a scrivere (e non per necessità) in una lingua diversa dalla sua (Lilin, infatti, scrive in italiano. Un italiano a dir poco mirabile per uno che vive qui solo da dieci anni.) non vuole nemmeno trasmettere la propria testimonianza al popolo di cui fa parte.
Alcuni giornalisti hanno sentito il fetore fandoniesco che esalava da questa storia e hanno cominciato a fare delle ricerche: ha iniziato il Fatto Quotidiano, Antonio Armando, infatti, nel 2011 riportò la cronostoria della colossale bufala firmata Lilin, confermata anche da altri giornalisti russi come Anna Zafesova che lavora per la Stampa e Andrea Riscassi che ha riportato nel sito della associazione “Anna Viva” dedicata alla memoria della giornalista Anna Politkovskaja, un alterco tra lo scrittore e una donna russa che lo ha sbugiardato durante un incontro per la promozione del suo libro.
L’antropologo Bobick ha, poi, smentito il fatto che gli Urca siano una etnia, come viene a più riprese riportato nel romanzo, e ha, anzi, affermato che non c’è mai stata nessuna specificità siberiana nel crimine organizzato russo e che, oltretutto, le deportazioni staliniane seguivano il flusso opposto a quello riportato da Lilin, ossia le persone venivano trasferite forzatamente IN Siberia e non DALLA Siberia. Oltretutto la città di Bender, da Lilin definita come un covo di criminali e di oscure crudeltà, sarebbe, in realtà, molto più tranquilla di Tiraspol, altra città della Transnistria, anche se la realtà dei fatti riporta esattamente il contrario.
Ma, fino a questo punto, le confutazioni sembrerebbero i soliti tentativi di distruggere carriere operate da critici e giornalisti invidiosi.
Proseguendo nella ricerca, ho trovato la testimonianza di un’altra russa, tale Elena Černenko, presumibilmente una giornalista che scrive, dal sito Memorial Italia, quanto la storia di Lilin, venduta come vera, sia, in realtà, una fanfiction, una stronzata atavica che dimostra quanto la signora Rowling abbia da invidiare all’autore.
La Černenko si stupisce della poca avvedutezza dei critici letterari che non si sono lasciati turbare da molte, troppe cose: per esempio, dall’assurdamente densa biografia del ribaldo Lilin che, a soli trent’anni, avrebbe già un curriculum da far invidia ad un Highlander:
“Non ha suscitato particolari sospetti neppure la troppo densa biografia dell’autore. Se si uniscono i dati del libro di Lilin, delle sue interviste sulla stampa occidentale e dei suoi interventi alle fiere librarie, prima dei 23 anni l’autore ha fatto in tempo a: finire due volte in carcere in Transnistria ed essere processato in Russia, militare per tre anni come cecchino in Cecenia e un altro paio d’anni in Israele, Iraq e Afghanistan. A 24 anni ha fatto il pescatore su una nave in Irlanda, poi si è trasferito in Italia, dove si è sposato, ha aperto un salone di tatuaggi, ha scritto un bestseller e per poco non è diventato vittima di un attentato con motivazioni politiche. Oggi Nikolai Lilin ha 30 anni, ha un suo fan club e ragiona seriamente sul perché Anthony Hopkins non sia adatto alla parte di protagonista della versione cinematografica del suo libro.”.
Il secondo libro di Lilin, dal titolo “Caduta libera”, riporta le avventure capitate all’autore mentre era in Cecenia, durante la seconda delle due sanguinosissime guerre: nessuno si è chiesto, però, come mai un moldavo fosse stato costretto dal governo russo a fare la leva in Cecenia e nessuno si è nemmeno domandato il motivo per il quale le fonti del ministero della Difesa russo affermino che in Cecenia non ci sia mai stato un soldato di nome Lilin oppure Veržbickij (ossia, il suo nome vero).
Quando lo scrittore viene incalzato sulla presunta non veridicità delle sue storie, Lilin tergiversa, dice di non aver “mai detto che fosse vero.” ma l’intervista di Saviano ci fa capire ben altro:
“Io ho ucciso Roberto, ho ucciso un bel po' di persone. Ma non sento dolore, o meglio sento che ero costretto a farlo, ero un militare in Cecenia, e dovevo sparare. Ho ucciso e ho sentito la morte tante volte vicina a me. Ma anche su questo la mia gente mi ha insegnato a capire la morte, a conoscerla e a non sentirla come qualcosa di strano. Qui nessuno vuole morire. Io se voglio la vita so che devo volere anche la morte".
(e tralasciamo quanto sia vergognoso pubblicare la testimonianza di un individuo che non solo ostenta assassinii ma che, soprattutto, lo fa mentendo sugli stessi. Cosa ne è dell’umanità di un individuo quando si sente pronto a fingersi omicida e criminale pur di avere i propri putridi 15 minuti di celebrità? Che ne è dell’onore e dell’onestà, ossia, delle parole d’ordine del presunto ultimo discendente della dinastia Urca siberiana? E che ne è della credibilità di Saviano? Di uno che rimpiange la mafia del bon ton e del savoir faire, uno che vede onore dove l’onore non esiste? Il cancro dell’Italia risiede proprio in questo offuscamento del confine netto tra Bene e Male. Sì, perché di confine netto si tratta, con buona pace di Saviano.)
Ma non è finita, il bello viene adesso: mi limito a citare perché la lettura di questo articolo è talmente sconvolgente che va appresa direttamente dalla fonte.
“Peccato che il film si dovrà girare non in Transnistria, ma in Lituania e in Italia. Altrimenti bisognerebbe spiegare agli abitanti di Bender, che non hanno letto l’opera di Nikolai Lilin, che la loro città è governata dai discendenti dei Robin Hood siberiani deportati da Stalin. Lui, fra l’altro, a Bender lo conoscono bene. A dire il vero sotto un altro nome: Veržbickij.

“Gli piaceva inventare storie di ogni genere, nessuno ci faceva troppo caso, un semplice contaballe, solo le ragazze credevano alle sue favole, – ha confidato a Ogonëk un vecchio conoscente di Nikolai Veržbickij, il web designer Igor’ Popušnoj. L’ho trovato in uno degli internet forum della città, dove si discuteva di Educazione siberiana. – Molti qui si sono perfino rallegrati, quando hanno saputo che era diventato uno scrittore di successo. Vero è che quando hanno saputo di cosa tratta il libro, sono rimasti molto perplessi. La nostra è una città normalissima. Direi perfino tranquilla. Non so dove è andato a pescare quegli urka. Almeno avesse scritto fra parentesi che era tutta una favola.”
Secondo le parole di Igor’, che lo conosce da quando aveva 19 anni, Nikolai non è mai stato in carcere né nell’esercito. E si guadagnava da vivere lavorando nelle forze dell’ordine. “Mi ha mostrato personalmente il suo certificato di poliziotto e l’arma d’ordinanza”, ricorda Igor’.
Un altro conoscente di Nikolai Veržbickij, il pubblicitario Viktor Dadeckij, dice che gli piacevano molto i film d’azione. “Alla fine degli anni ’90 avevo un videonoleggio a Bender, Nikolai veniva regolarmente a prendere i film. All’epoca i suoi genitori lavoravano già all’estero. Il padre in un salumificio in Grecia, la madre in Italia. Fu da lì che lei gli inviò una macchina per tatuare. Ma quello che Nikolai ha scritto di non so quale clan mafioso siberiano di Bender è naturalmente tutto un’invenzione. A modo suo non è una cattiva persona, ma perché diffonde certi orrori sulla nostra città?” s’indigna Viktor.
“Si vede che gli hanno suggerito che quel tema (Stalin, la lotta contro i comunisti e la mafia russa) si vende bene in Occidente. Ma per quel che ha scritto sul generale Lebed’ da noi potrebbe anche prendersi un pugno in faccia. Lebed’ da noi è un eroe nazionale”, dice un terzo conoscente di Nikolai Veržbickij, il fotografo di Bender Denis Poronok. Secondo lui in Educazione siberiana non ci sono più fatti veri che in Harry Potter.
Ho chiesto a Nikolai Lilin-Veržbickij che cosa pensa dei commenti dei suoi ex amici. Lui ritiene che siano invidiosi: “Si sentono offesi e inferiori. Io sono riuscito ad andarmene e a ottenere qualcosa, e loro no.”. Però chiacchierando con me – a differenza che nelle interviste ai giornalisti occidentali –  ha sottolineato ripetutamente che il suo libro non è un’autobiografia e che a collocarla come tale sono i suoi editori occidentali. Mentre lui non c’entra niente.
Intanto recentemente una delle migliori case editrici italiane, Einaudi, ha pubblicato il suo secondo libro. S’intitola Caduta libera. È stato già tradotto in inglese, francese e tedesco, presto ci saranno altre traduzioni. I recensori sono entusiasti. “Le memorie di Lilin tolgono semplicemente il respiro”, ha espresso l’opinione comune il Mail on Sunday. E anche Caduta libera è spacciato per autobiografia. Gli esperti occidentali nelle loro recensioni sottolineano soprattutto che si tratta di “memorie di prima mano”, “un’opportunità unica di vedere la guerra cecena con gli occhi di chi vi ha partecipato”, “un resoconto onesto e spietato di un soldato russo delle forze speciali”.
L’autore insiste che il libro è basato sulla sua esperienza personale di combattente in Cecenia. Nell’intervista a Ogonëk ha detto di aver partecipato alla seconda guerra cecena, ma si è rifiutato di dare dettagli. Del resto, l’autore anche questa volta ha preso le sue precauzioni. Benché assicuri di essere stato richiamato con la forza direttamente da Bender nell’esercito russo e di aver combattuto in Cecenia, sottolinea in modo particolare che il suo secondo libro “non parla della Cecenia”. Dunque, i fatti da lui descritti potevano accadere in qualsiasi altra guerra. In Caduta libera di fatto non ci sono date, nomi o descrizioni di fatti concreti, in compenso abbondano “cervelli che scorrono sull’asfalto”, “ceceni scotennati vivi” e altri dettagli terrificanti. I critici occidentali predicono al secondo libro di Nikolai Lilin un successo ancor maggiore del primo.”

Salvatores aveva detto che non avrebbero potuto girare in Transnistria a causa dell’alta pericolosità della zona. Quindi, o Salvatores è un ingenuo contadinotto o è un bugiardo. Propendo per la seconda.

 Ma, se su Salvatores ho ancora dei dubbi, su Lilin li ho persi tutti e, anzi, se fosse in mio potere, farei anche di tutto per togliergli l’immeritato permesso di soggiorno (oltre che l’aura da gran scrittore di cose serie, anzi, serissime). Questo è il genere di persone che ammala l’Italia: la terra che non ha mai avuto bisogno di impostori e, adesso, meno che mai.
Su un numero del rotocalco “Oggi” di qualche anno fa compariva una foto di Lilin, armato fino ai denti e coperto da un passamontagna, la didascalia recitava “Condannato ad uccidere”: ma nessuna vittima della guerra mostrerebbe con così tanto malcelato orgoglio gli strumenti di morte con cui l’hanno costretto a macchiarsi del più terribile dei misfatti, ossia rubare le vite degli altri.
Non leggeteli i libri di Lilin, non andate al cinema a vedere “Educazione Siberiana”, non avallate questo business di bugie, non prestate fede al patto di sospensione dell’incredulità: Lilin l’ha palesemente tradito.
L’unica cosa positiva di questa faccenda è che Saviano si starà vergognando e non poco.
O, almeno, spero.

31 commenti:

  1. Su Lilin non ci sono dubbi sia un contaballe. Su Saviano non lo so, mi sembra davvero troppo assurdamente noioso per essere un falso integrale. E tu scrivi bene, ma l'articolo è davvero troppo lungo.

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    1. sono affranta, nei prossimi articoli metterò in posizione incipitale il tempo di lettura per evitare spiacevoli inconvenienti ai lettori pigri.

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    2. Più che altro un cialtone come Lillì non si meritava tanto impegno.

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    3. Ho trovato il post molto interessante perché davvero non pensavo si potesse arrivare a cambiare la storia di un Paese e spacciarla per verità! Il post non è troppo lungo, anonimo, mi pare sulla linea degli altri post di questo blog: post appunto non post it! Suvvia cerchiamo di approfondire un po' e non fermiamoci alle dieci righe di un articolo di cronaca da giornale locale :D Complimenti ragazza!
      Giorgetto

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    4. Seguo da sempre questo blog e questa volta mi permetto di intervenire! Credo che l'anonimo che scrive non abbia capito lo spirito del blog.
      Se leggi un po' tutto capisci che LaPersonaggia non scrive "a cazzo" ma porta sempre avanti delle idee e le argomenta con criterio. Io ho colto una volontà di denuncia, un impegno notevole ma non certo inutile. I blog poi sono liberi e quindi non sta certo a noi lettori giudicare cosa meriti o meno impegno.
      Il caso di Lilin porta a riflettere seriamente su quanto ci viene quotidianamente propinato, ahinoi...

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    5. Credo di non aver sprecato nemmeno un secondo di tutti quelli che ho dedicato alla stesura di questo post. Che, poi, a dire la verità, io non faccio mica fatica a fare quello che faccio, io mi diverto. Mi diverto e, nel mio piccolo, cerco di fare informazione e l'informazione, ahimé, costa sforzo, tempo, impegno, interminabili tempi di lettura e di stesura. Ma la soddisfazione che comporta non la cambierei con niente altro al mondo.

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  2. Analisi molto approfondita, e pensare che Saviano mi piacEVA... Non si può mai sapere qua :(

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    1. Cara Alice, Saviano è il rappresentante del pressapochismo e della faciloneria di molti critici letterari...Persone, probabilmente, troppo concentrate su loro stesse per informarsi anche sugli altri. :)

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  3. Non riesco a capire se sono più delusa dal fatto che ho creduto ad una marea di storielle con immenso trasporto o di rendermi conto che faccio parte del popolazzo. Della noia di Saviano, fortunatamente, ne ero già al corrente e, dopo Gomorra, mi sono ben guardata dal seguirlo nelle sue stanche e asfissianti pause di riflessione su Rai 3.

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    1. Cara Elly,
      noi lettori siamo molto indifesi e per uno scrittore tradirci è peccato mortale! Questo è il mio pensiero. :)

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  4. Sinceramante...a volare alti...il tema ripropone in modo divertente il rapporto tra finzione e eealtá. Fosse solo in gioco la veridicitá o meno del racconto non mi accalorerei tanto. Bastava una nota in fondo e tutto rimaneva godibile. Mi urta invece tanto l'editor e l'editore. Ormai lo struzzo è stato ucciso dalla politica di segrate...

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  5. Beh, chissà, forse il mondo è bello proprio perché e vario.
    Infati, a me, il libro ha positivamente colpito:
    http://tiziano-cinquepassineldestino.blogspot.it/
    Sarà che sono maschio e padre.

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  6. Grazie per l'Informazione; stavo leggendo il libro con la solita invidia per quelli che, come questo Lilin, hanno vissuto due vite (o più) in una, e a me invece, a volte, sembra di non averne vissuta nemmeno una...
    Il libro segnava per me il ritorno alla lettura dopo tanto, tanto tempo. Mi ha affascinato il tema di una società così diversa da quella basata sulle nostre convenzioni e regole, di una vita in fin dei conti così naturale, dove se qualcosa non va può essere risolta con la violenza.
    Tutto bello (si fa per dire) finché a metà libro, succede che, come già in passato, la realtà smaschera la fantasia "delle due vite". Chi dice di vivere tanto, tanto vive; ma di fantasia.
    Sono deluso, era bello e frustrante al tempo stesso credere in quella vita speciale. Ma tant'è, la realtà è l'unica cosa che conta.
    Un saluto e un complimento a te.

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  7. Ottimo post. Approfondito, argomentato. Mi chiedevo chi fosse Lilin e ora lo so: un misto fra un mitomane e un truffatore. Che ovviamente riesce a fare i soldi e dove? In Italia. Che Saviano e gli altri ci siano cascati non mi stupisce più di tanto: direi che si tratta della classica faciloneria di questi ultimi anni. Per avere una sana informazione uno deve cercare su internet e trovare dei buoni blog come questo. Invece, dovrebbe leggere certi articoli su TuttoLibri de La Stampa. Ma il vero giornalismo si trova qui e non sulla carta stampata (ad eccezione, in merito all'argomento, di un articolo su Il Fatto Quotidiano).

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  8. Le faccio i complimenti per aver messo in pubblico la mitomania e la malafede di questo signor Lilin,conoscendo bene le zone di cui parla in Transnistria,quando ho letto il suo libro(che sarebbe pure un romanzo avvincente se non fosse spacciato per vero)mi sono cadute le braccia pensando che Bender non ha ne più ne meno che la delinquenza di ogni paesello dell'Europa centro orientale!!!

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  9. Larissa 03 agosto 2013
    Come potete capire dal nome, non sono italiana, ma russa. Io seguo la storia di Lilin dalla prima sua apparizione nella trasmissione di Bignardi. La ringrazio autrice di questo blog, che probabilmente conosce la lingua russa, perché ha citato maggior parte del articolo, pubblicato nella rivista russa di Lilin. Lei ha fatto quel lavoro, che dovrebbe fare ogni lettore prima di credere a tutto! Io ho provato a spiegare ai centinaia di italiani sulla pagina di Lilin su Facebook, ma nessuno mi ascoltava, dandomi del bugiarda. Se tutta la società avesse fatto questo nei tempi giuste ancora nel 2009, oggi non sarebbe stata al mondo questa scia delle bugie. Anzi, se Saviano avessi dato un po di più importanza alle conseguenze delle sue azzioni e parole ...io non voglio giudicare i suoi libri, ma dei libri di Lilin io conosco della verità.

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  10. Grazie, così mi rincuori. Io sono uno dei pochi che non si vergogna di essere curioso. Ho visto il film e come te, mi sono subito attaccato a internet per scoprire chi veramente fossero questi siberiani emarginati. Scopro come te un mare di fandonnie.
    Giustificabibili se dette da uno scrittore emergente come Lilin, MA NON DA SALVATORES!!!!
    Non sarò russo o bolscevica ma sono un cinefilo italiano e conosco benissimo i suoi film che hanno fatto la storia del nostro cinema impegnato negli ultimi 25 anni!
    Che vergogna! Sarebbe come dire che la compianta Margherita Hack si fosse concessa una prefazione su un romanzo di invasori marziani!!!
    Al termine di "Educazione Siberiana", confesso poi di essere rimasto un po' perplesso. Non sapevo ancora nulla delle fandonie raccontate, ma mi sembrava una banale scopiazzatura di "C'era una volta in America" con richiami a "Mystic River".
    Comunque complimenti per l'analisi approfondita che hai fatto.
    L'unica differena è che tu il film l'hai guardato al cinema. Io l'ho scaricato e non me ne pento.

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  11. Domanda: "Ma che vi frega se quel che è descritto nel romanzo è veramente esistito o meno?"............... Lilin già da come si pone su MANKIND sembra un mezzo sfigato, la conferma ce l'avete in quella puntata della trasmissione "LE REGOLE DEL GIOCO" in cui si parla di Sicurezza Privata, in cui guarda sta gente come dei GURU, quando invece per ciò che ha raccontato, dovrebbe salire in cattedra e dire a sti tizi: "A me non mi frega niente se imparate a sparare al buio o fatte lotta israeliana, da me se mi stai sulle balle ti sparo senza tante cerimonie e senza andare a scuola".
    Avete ammirato una certa condotta anche se mai esistita?
    Il fatto che non sia mai esistita prima, non vuol dire che sia sbagliata.............. Salvatores, Lilin, Saviano e Fazio possono essere collocati geograficamente in qualsiasi orifizio vogliate.

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    1. Un po' ce frega... Vedi, un conto è dire che "The Blair Witch Project" sia una storia vera, prima dell'uscita nelle sale, per aumentarne l'alone di mistero e di "strizza", ma strizzando l'occhio allo spettatore... Anche i sassi lo capivano, ma serve ad aumentare l'effetto "racconti paurosi da campeggio". Poi ci sono i mockumentary inseriti nei programmi di divulgazione scientifica e lì, per deontologia professionale, bisogna scriverlo chiaro.
      Il problema non è tanto che Lilin, o quale che sia davvero il suo nome (a cominciare dalla traslitterazione cirillico-latina di "Nicolai", fatta coi piedi), abbia costruito un enorme castello di superminchiate per battere cassa, ma che su di esso pontifichi lezioni di storia. In "Mankind" avrà pure fatto la figura dello sfighé, ma un programma di (dis)informazione storica così grossolana, in prima serata su Italia 1 e per un target giovanile, mi pare già un crimine. In un paese così disinformato e dalla memoria corta come il nostro, se ne sentiva davvero il bisogno di aggiungere un altro cazzaro che pontifica "la verità".
      Vogliamo pure tralasciare che un ventenne abbia avuto il tempo di essere stato criminale di strada, pluriomicida, cecchino in Cecenia, consulente in Iraq e Afghanistan perché, del resto, c'è anche chi "un bel giorno, senza dire niente a nessuno" se ne andò "a Genova" e si imbarcò "su un cargo battente bandiera liberiana" per fare "due volte il giro del mondo". Tralasciamo pure che tra una guerra e l'altra il Rambo di Bender sia sbarcato, non si sa come, a Cuneo; forse per completare il cursus honorum da uomo di mondo (come Totò insegna). E tralasciamo pure che la Bender (Tighina) descritta, ricordi più che altro il paese di sogni di Bender, inteso come il robot di Futurama. Tralasciamo anche che la traslitterazione non sia il forte di Lilin (ma neanche cose elementari come Urka con la K? Eddai, "manco le bbasi der mestiere, Arfiooo!!!").

      Parliamo di cose serie. Vogliamo parlare SOPRATUTTO dei residui di credibilità che, grazie ad URKAMAN, si è definitivamente giocati Saviano?
      Già l'"adesione" (in senso lato) a questa quantomeno ambigua morale della mafia onesta (sic!) e vecchio stile è per l'alfiere dell'anticamorra, è una gaffe allucinante... E poi con questa sua "vidimazione" delle "verità" di Lilin, che figura di tolla ci fa? E che figura fa la lotta alla camorra partenopea? Quei "bravi ragazzi" che scrivono sulle panchine di Casal di Principe "Saviano M...", adesso potranno anche scriverci "cazzaro" come epiteto aggiuntivo?

      Ecco, sono queste cosucce che fanno la differenza che "ci frega":
      *un pappolaro che diventa a professore di storia con prime serate su tv nazionali
      *un sibmolo anticrimine che ne certifica le minchiate con grave danno di credibilità per tutta la lotta al crimine
      E tralasciamo pure la locandina di Salvatores con il "tratto da una storia vera": roba da 3 pallini in meno in una qualsiasi recensione.

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  12. Meravigliosa.
    Non è un koan da interpretare né bisogna leggere tra le righe, essendoci una riga sola.

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  13. Ciò che scrive Lilin non è tutto vero ma nemmeno tutto falso, ci sono sicuramente "imprecisioni" e qualche forzatura, ma è un romanzo!! Le regole del commercio impongono poi alcune affermazioni necessarie per attirare l'attenzione, ma attenti proprio a chi viene da quelle parti spesso neghiamo l'evidenza, come chi vive a Scampia del resto. Ragionate un po' anche su questo, ma soprattutto usate un po' il cervello, è un organo che ha bisogno di allenamento!

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  14. Interessante articolo. Onestamente non riesco però a capie l'astio verso l'autore. Ho letto tutti i suoi libri e devo ammettere che mi sono piaciuti: non mi importa se sono "tratti da una storia vera" o se sono "fiction". E neppure se un editor italiano li ha riscritti (o scritti) come risulta palese sentendo parlare l'autore. Le storie mi sono piaciute e credo che la cosa basti. Se mi dovessi arrabbiare in questo con tutti i giornalisti che scrivono di cose tecniche o scientifiche in modo palesemente sbagliato non mi potrei godere più nulla.

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    1. Un conto è fare una fiction, Un conto è fare un film biografico che di biografico non ha nulla. La delusione sta in questo...

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  15. Tra l'altro, Bender ("Bendèry" in russo), la città di Lilin, è passata all'URSS il 28 giugno del 1940, prima faceva parte della Romania. Difficilmente Stalin ci avrebbe potuto esiliare qualcuno. Ho dato un'occhiata agli articoli firmati da Lilin pubblicati nel "XL Repubblica", sono pieni di balle, non si dà neanche la briga di controllare le date, ricicla come vere delle barzellette che circolano nell'intenet russo. Non ho ancora deciso se è un caso di mitomania clinica o è semplicemente un cinico che ha deciso che gli italiani creduloni non meritano di meglio.

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  16. Che dire stavo leggendo un altro libro e volevo sapere di piu' sulla Transnistria e qui ti ho beccato,avevo letto gia' Educazione Siberiana ma non mi ha detto nulla difatti non avevo approfondito.Sai perché ti scrivo non mi frega nulla di Lilin o Saviano siano cialtroni o meno.La cosa che mi disgusta è la leggerezza con cui parli di certi posti, come fossero nient'altro di piccoli paesotti provinciali assonnati dove non succede mai nulla ci sei mai stata? Magari quando diventa buio...mi fai ricordare anni fa,di una ragazza svizzera che si vantava di essere stata in una favelas di Rio rimasi allibito perché ci ero stato poco tempo io e da quello che avevo che avevo toccato con mano non c'era una guida turistica che faceva fare tour in loco, dovevi conoscere più di una persona solo per farci due passi........perché erano uno di quei posti la tua vita meno di dollaro.Divertente la ramanzina al popolo italico per un libricino, quando per vent'anni e scommetto che te i i tuoi fans avete votato un delinquente che pensava solo ed esclusivamente a non andare in galera. Gli orrori ci sono reali in certi posti piu' che altri e non è stigmatizzandoli o non vedendoli che spariscono ....tutto qui

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  17. Sono capitato nel club dei berlusconiani? ( anche un poco invidiosi). Non mi piace Lilin. Ok. È un ottimo inventore delle fiabe. Ciò non direi di Saviano. Detto questo, ti consiglierei di fare un salto nella Transnistria ( Pridnestrovie) prima di scrivere certe affermazioni. Potresti ammirare personalmente la mafia , il racket, la malavita ecc., invece di scrivere dei post coppia-incolla basati sui reportage delle persone indignate. Posso affermare, invece, che il 10% degli uomini russi sono cannibali e il 90% bevono la vodka dall'età di 8 anni e possiedono un'arma... Del resto , non crederai mica che tutti i lettori sono così beoti per credere che Stalin deportò la gente dalla Siberia in Ucraina e non il contrario? Ma dai... Beh, i berlusconiani, forse, sì....
    Cordiali saluti da un russo....

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  18. Ho provato a leggere il libro Educazione "Panzana" , inizialmente mi aveva entusiasmato ma man mano che andavo avanti nella lettura il dubbio e l'incredulità si facevano spazio dentro di me.
    Per chi un minimo di strada l'ha vissuta è facile capire già a meno di metà libro , che Lilin è un cazzaro.
    Dopo la ricerca su internet e aver letto e avuto conferma di ciò ho venduto il libro a una bancarella senza terminarne la lettura; è vergognoso che lo pubblichino e che ci sia chi lo legge.
    Oggi ho visto il suo quarto libro in libreria purtroppo...spero che il mondo rinsavisca e dia a questo pagliaccio il posto che merita, un bel biglietto sola andata per il macero.
    Non comprate i suoi libri ci sono storie vere scritte da gente che ha sofferto sul serio che meritano molto più di questo buffone di essere lette.

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  19. Ringrazio lapersonaggia per le delucidazioni: vedo e rilancio con la polemica futile.

    Premessa: persone più sagge o semplicemente più vissute, mi avevano messo in guardia del fatto che questo tizio altro non fosse che un esperimento benriuscito di marketing per l'italiano medio(cre); il quale quando non è impegnato a fare il commissario tecnico insieme a milioni di colleghi, si beve d'un fiato ogni genere di corbelleria, ringrazia, fa un ruttino e ne chiede ancora, fosse a servirgli l'ennesima buona annata di balle un politico- o 'sto Munchausen dalla fronte altissima.
    In effetti, il suo "Educazione siberiana" non m'era parso null'altro che un romanzetto, di quelli da leggere e riporre sotto la gamba del tavolino che balla, non necessariamente nell'ordine. Non mi pento di averlo letto, quanto di avere in casa un tavolo solidissimo.

    Qualche settimana fa, passeggiando per la rete, mi sono imbattuto nella pagina di Lilin su Facebook, nonché sullo spazio che "L'Espresso" gli ha concesso, e ne sono rimasto inorridito. Forse, più dai miei concittadini che da lui.
    Il cecchino del milanese, o il content-editor che gli porge la cartuccera, sta conducendo da mesi una campagna vergognosamente filo-putiniana in cui accusa quella che definisce, riciclando la velina di Mosca, la "giunta nazista-golpista di Kiev" di ogni genere di nefandezza, ripubblicando il peggior pattume di Russian Today come qualsiasi baggianata corrobori la versione di zar Vladimiro, fossero pure le incredibili scemenze di Comedonchisciotte o Informarexresistere, non lesinando in foto di cadaveri maciullati e incappando persino in clamorosi autogol, avendo linkato, scambiandolo evidentemente per vero, un falso articolo satirico in cui si chiedeva il ritiro del Nobel ad Obama, o riportando colossali topiche nel suo straparlare di questioni belliche ad uso e consumo della generazione di italioti che, scampata alla naja, non ha avuto occasione di alternare il lavoro di commissario tecnico a quello di stratega internazionale.
    Indipendentemente da come la si pensi sulla Russia, l'Ucraina, l'Universo e tutto quanto, quello che mi domando è come sia possibile che un tale esperimento sia riuscito così bene... voglio dire, è un po' come se un crapulone sessuomane affermasse di aver ospitato per ragioni umanitarie nella sua garçonnière la nipote minorenne e disinibita di un capo di stato nordafricano e la gente gli credesse... Assurdo, no?

    Credo si tratti di null'altro che una meteora: i suoi ultimi libri non hanno neppure avvicinato il clamoroso successo del primo, e oltre confine l'hanno sempre trattato per quello che è: un diversamente capellone qualsiasi a cui uno stuolo di editor, pubblicitari, ghost writer e quant'altro hanno cucito su misura l'abito letterario per far bella figura alla sagra dell'idiozia da bere.
    Oste, un altro giro di quella della nipote del nordafricano, grazie!

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  20. Sai che in Russia non sono contenti della pagliacciata siberiana vero
    Perché per fare soldi e diventare famosi si può fare tanto altro e non buttare fango nel piatto dove prima si mangiava

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  21. Ringrazio Laura per l'approfondita analisi, facendo luce sui molti dubbi che si sorsero dopo e durante la visione del film.

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  22. Ho letto questo tua dettagliata riflessione in un sol sorso.
    Sono rimasto ipnotizzato.
    Ti ringrazio sinceramente perchè il modo che hai di scrivere (e presumo di esprimerti) mi ha fatto stare davvero bene e sottoscrivo con gioia le tue analisi, sia sul millantatore siberiano, sia sul super scortato partenopeo, senza ovviamente tralasciare l'ottenebrato populicchio italico.

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